Ristoranti / Roma / Ramen Lab Akira
Ristorante Ramen Lab Akira
Apertura: Inizio 2021
Via in Arcione, 71, Roma
Giapponese · 8.1/10 (283 recensioni)
Roma
Ramen bar con laboratorio di noodles fatti in casa del gruppo Akira in via in Arcione, vicino a Fontana di Trevi: dodici ramen, gyoza e brodi cotti per ore.
Un'impastatrice professionale giapponese, all'apertura indicata come l'unica macchina del genere in città: è da lì che parte Ramen Lab Akira, aperto all'inizio del 2021 in via in Arcione 71, a pochi passi dalla Fontana di Trevi, e presentato come il primo laboratorio artigianale di noodles del gruppo Akira. Il locale è tuttora aperto. Akira Yoshida è nato nella prefettura di Hyogo, nel Kansai, è arrivato in Italia all'inizio degli anni Duemila dopo un passato da giocatore di calcio a 5 in Giappone ed è oggi cittadino italiano. Nel 2016 aveva aperto in zona Ostiense il Ramen Bar Akira, primo indirizzo del gruppo; poi sono arrivate le botteghe di street food nel Mercato Centrale di Roma, alla stazione Termini, e in quello di Torino. Il Lab è il passo successivo. La pasta non si compra più, si fa.
I noodles nascono da farine selezionate, mentre i brodi (di maiale, di pollo o vegetali) cuociono a lungo, tra le dieci e le dodici ore a seconda delle cronache. Il gruppo riassume la filosofia nell'idea di servire, oltre al cibo, anche storia e tradizione, e il menu è costruito per raccontare le diverse anime regionali del ramen. In una zona dove la ristorazione vive soprattutto di turisti di passaggio, è un argomento che conta: qui, almeno sulla carta, c'è un mestiere preciso dietro la ciotola.
I ramen in carta sono dodici. Il Tonkotsu Shoyu guarda a Fukuoka, con brodo di maiale e salsa di soia; accanto ci sono il Tonkotsu Shio e il Tonkotsu Miso Spicy, versione piccante al miso. Il Tori Paitan è la variante di pollo, mentre chi non mangia carne ha il Veggy Ramen e il più ricco Veg Deluxe. Completano il Curry Ramen, il Karaage Ramen con pollo fritto marinato alla giapponese e lo Hiyashi Chuka, ramen freddo pensato per l'estate. La ciotola si personalizza: spessore della pasta, grado di cottura, e aggiunte come chashu (maiale brasato), ajitama (uovo marinato), alga nori, porro e salsa piccante. Chi finisce i noodles prima del brodo può chiedere il kaedama, una seconda porzione da tuffare in quello rimasto. Per una prima volta, il Tonkotsu Shoyu con l'ajitama in più è la scelta più leggibile; il kaedama, con un brodo di quella durata, è quasi d'obbligo.
Prima del ramen, gyoza scottati in padella e karaage di pollo marinato e fritto; in alternativa, ciotole di riso come il curry don e il chashu don. Fra i dolci, due classici della pasticceria giapponese, dorayaki e taiyaki. Da bere, birre giapponesi e sake. Il prezzo medio non è stato comunicato. Formato veloce, adatto a un pranzo in solitaria tra un giro in centro e l'altro, o a una cena informale in due; meno a una tavolata che vuole fermarsi a lungo.
Al debutto, in pieno periodo di restrizioni, il locale lavorava con una ventina di coperti nel dehors sotto il portico, con l'idea di arrivare a circa sessanta posti complessivi una volta riaperte le sale. Il locale apre tutti i giorni a pranzo e a cena, ma le schede online riportano fasce orarie diverse: meglio verificarle prima di muoversi. Si prenota per telefono, via WhatsApp o per email. Rione Trevi, quindi folla di visitatori a ogni ora: conviene prenotare la cena o presentarsi all'apertura del pranzo, quando il portico è ancora tranquillo.






