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Ristorante ate Obanzai Bar
Apertura: Novembre 2025
Via Casale, 3
Asiatico,Giapponese · 9.8/10 (59 recensioni)
Milano
Minuscolo izakaya di una decina di posti tra Porta Genova e il Naviglio Grande: cucina obanzai di Kyoto in piccoli piatti e sake scelti con Sakeya.
Una decina di posti, due fuochi elettrici, una friggitrice e un cuocipasta. ate Obanzai Bar ha aperto nel novembre 2025 al numero 3 di via Casale, traversa tra Porta Genova e il Naviglio Grande, ed è stato presentato come il più piccolo izakaya di Milano. Il progetto è di Keika Kikuchi, architetta nata ad Akita e cresciuta nei dintorni di Tokyo, arrivata in Italia per il design e passata alla cucina dopo un periodo accanto allo chef Masaki Inoguchi da Sakeya, la casa del sake milanese. Con la squadra di Sakeya è nato il locale. Il tema è l'obanzai, la cucina casalinga di Kyoto fatta di piccoli piatti di stagione, ricette di famiglia, porzioni da dividere.
Il nome si spiega in due parole. Izakaya è letteralmente il posto dove fermarsi a bere sake; ate sono gli stuzzichini che accompagnano il bicchiere. Il menu, scritto a mano, conta circa venticinque piatti fissi più tre o quattro obanzai del giorno. Tra quelli documentati: l'oden con wagyu brasato in un brodo ricco di umami, il tori karaage (pollo fritto alla giapponese), il tamagoyaki, la frittata arrotolata, il takowasa, polpo condito con wasabi, lo shiokara, fermentato di frutti di mare per palati allenati, il motsuni, stufato di interiora e legumi, e il kiriboshi daikon, ravanello essiccato e poi cucinato, con gli tsukemono, le verdure in salamoia. Per chi ha fame ci sono il ramen di pollo e il donburi di manzo. Poi qualche incursione meno ortodossa, come il wagyu shigureni con baguette, burro e shichimi, o la crocchetta e la bruschetta di wagyu.
I conti restano bassi. La maggior parte dei piatti sta tra 4 e 6 euro, ramen e donburi tra 10 e 12 euro, e la formula Omakase Obanzai a 20 euro mette in tavola quattro o cinque assaggi scelti dalla cucina. Per una prima volta, sulla carta, è quella la scelta giusta, magari con un oden in più. Le bevande sono costruite con Sakeya e la selezione di sake è considerata tra le più interessanti della città, con molte etichette al bicchiere; accanto ci sono shochu, whisky e gin giapponesi, cocktail come l'Ume Spritz e alternative analcoliche allo shiso rosso.
Lo spazio è minuscolo e l'ha disegnato la stessa Kikuchi. Si entra passando sotto il noren di tessuto e ci si siede al bancone, su sgabelli di legno, davanti alla cucina a vista; di recente si sono aggiunti alcuni tavoli all'esterno. Luci basse, legno, poche mensole, jazz in sottofondo: il riferimento sono le piccole taverne di Kyoto. È un posto da bancone, per chi esce da solo o in coppia, molto meno per un gruppo di sei che vuole parlare a voce alta. Il clima è da locale di quartiere più che da ristorante, e i piatti cambiano spesso da una sera all'altra.
Aperto la sera, dal martedì al sabato dalle 18 alle 23. Con così pochi posti, prenotare con anticipo è quasi obbligatorio, specie nel fine settimana. A pochi passi dalla stazione di Porta Genova e dal Naviglio, funziona per una cena leggera fatta di assaggi o per un bicchiere di sake prima o dopo una serata in zona. Nella stessa area, chi cerca un registro giapponese più rumoroso e da gruppo ha Bomaki Navigli sull'Alzaia, mentre il 142 Restaurant di Corso Colombo gioca su un'altra scala; ate resta l'indirizzo più raccolto del quartiere.






