Ristoranti / Milano / Amina
Ristorante Amina
Apertura: Ottobre 2025
Via Giulio Romano 15, Milano (zona Porta Romana/Bocconi)
Marocchino · 9.4/10 (36 recensioni)
Milano
Cucina marocchina di casa firmata da Monir Eddardary, finalista di MasterChef, e dedicata alla zia Amina, tra bastilla, tajine e una saletta con tavoli bassi a Porta Romana.
Il nome sulla porta è quello di una zia. Amina ha aperto alla fine di ottobre 2025 in via Giulio Romano 15, tra Porta Romana e l'Università Bocconi, ed è il ristorante marocchino dello chef Monir Eddardary, finalista della decima edizione di MasterChef Italia, andata in onda tra il 2020 e il 2021, e della socia Alessia Liotta. L'idea è nata nel 2023 quasi per caso, da una conversazione tra i due, ed è cresciuta con calma. Prima, Eddardary aveva cucinato in Australia, Nuova Zelanda, Londra e Parigi, poi ha deciso di concentrarsi sulla cucina del Marocco. Scelta netta, e per Milano meno scontata di quanto sembri.
Zia Amina è la figura che ha formato lo chef. Da lei Monir ha imparato una cucina marocchina vissuta come gesto domestico più che come repertorio, fatta di memoria e abitudini quotidiane. E lei non è un'icona appesa al muro. Lavora nel ristorante, ne rappresenta l'eredità familiare. Liotta, con competenze imprenditoriali e di organizzazione di eventi, segue sala, prenotazioni e gestione.
La carta attinge al repertorio classico. Briwat, fagottini di pasta sottile fritti con ripieno di verdure o di carne; maakouda, frittelle di patate speziate; zaalouk, crema di melanzane con pomodoro e spezie. Il piatto da ordinare, sulla carta, è la bastilla di pollo, sfoglia croccante che racchiude carne, uova e mandorle tra dolce e salato. Tra i tajine ci sono il khodra, con verdure, spezie delicate e note di agrumi, e il barkouk, manzo cotto a lungo con cannella, zafferano, prugne, mandorle e sesamo. Il couscous cambia con la stagione. Per il dolce, la panna cotta Amina rilegge il classico italiano con acqua di rose e cardamomo e lo accompagna con sellou, dolce marocchino di farina tostata e mandorle, e un coulis di lamponi; poi tè alla menta e corna di gazzella, biscotti di pasta di mandorle. Per un tavolo da quattro, conviene dividere antipasti e bastilla e poi scegliere tajine diversi.
Una trentina di coperti in tre ambienti, pensati come un percorso. Si entra nella sala principale, si attraversa un corridoio con elementi in stile marocchino, si arriva a una saletta dove si siede quasi a livello del pavimento, su cuscini e attorno a tavoli bassi, secondo la tradizione. È la saletta da chiedere al momento della prenotazione, a patto di non soffrire di mal di schiena. Il servizio rifiuta i codici dell'alta ristorazione: informale, affidato al dialogo diretto tra personale e ospiti, accompagnati nella scoperta dei piatti con lo spirito dell'ospitalità marocchina. Chi cerca il fine dining resterà deluso; chi vuole una cena conviviale e speziata, no.
Si mangia soltanto a cena, dal lunedì al sabato, dalle 19.30 alle 23.30. Domenica chiuso. Secondo la stampa, un pasto completo costa tra 35 e 45 euro a persona. Con così pochi posti la prenotazione è quasi obbligatoria, per telefono o online, specie a fine settimana. Il ristorante accoglie anche gruppi, cene aziendali ed eventi privati e propone carte regalo. Per lo chef, rientrato alle ricette di famiglia dopo la televisione e gli anni all'estero, quel nome sulla porta è una dichiarazione: le radici del progetto sono lì, e anche il debito di riconoscenza verso chi gliele ha trasmesse.
Indirizzo e come arrivare
Indirizzo:
Via Giulio Romano 15, Milano (zona Porta Romana/Bocconi)
Pubblicato il:
Sito web:
https://aminaristorante.it






