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Ristorante Bar Sandøy
Apertura: Novembre 2025
Via Melzo 3, 20129 Milano
Milano
Bar da vivere in piedi accanto a Røst a Porta Venezia: piattini cotti solo alla brace, lavagna che cambia spesso e vini naturali di giovani produttori.
Il naufragio di un mercante veneziano nel 1432, un'isola disabitata delle Lofoten, un ex negozio di materiale elettrico. Bar Sandøy mette insieme tutto questo al civico 3 di via Melzo, a Porta Venezia, dove ha aperto il 26 novembre 2025 accanto a Røst, il ristorante di ispirazione nordeuropea che Hippolyte Vautrin ha inaugurato nella stessa strada nel 2019. Vautrin, parigino trapiantato a Milano e già autore di Kanpai, Lafa e dell'offerta gastronomica del Milano Certosa District, ha colto l'occasione quando si è liberato lo spazio accanto. Il nome prosegue il gioco geografico: Sandøy sta di fronte all'isola che dà il nome al ristorante, ed entrambe sono legate al naufragio di Pietro Querini, da cui nacque il commercio del baccalà tra Norvegia e Venezia. Røst è il ristorante strutturato. Sandøy è l'approdo rapido, autonomo, non una dependance.
Si sta in piedi, o appoggiati a sgabelli e mensole, in una ventina di persone al massimo. I modelli dichiarati sono i banconi di pintxos dei Paesi Baschi e i bacari veneziani, ripresi nello spirito più che nella forma. Si ordina al banco, si lascia il nome, si viene chiamati quando il piatto è pronto. Niente menu stampato: la carta sta su una lavagna scritta a mano e cambia spesso, con fuori menu legati agli arrivi del giorno. Formula perfetta per un bicchiere e due piattini dopo il lavoro, scomoda per chi vuole sedersi a lungo o venire in gruppo numeroso.
Piermaria Trischitta, già chef di Røst, qui usa una tecnica sola: la brace. Quasi solo proteine animali, tra pesce, molluschi, calamari e qualche taglio di carne, perché la parte vegetale resta al ristorante accanto. Una decina di piatti da dividere compone la lavagna: lo spiedino di lumache, i cannolicchi al burro affumicato, il pollo con chimichurri e zenzero, il baccalà in carpione, le olive fatte in casa, l'insalata di radicchio rosa con olio al pomodoro secco, l'aglio con grasso di pecora. Da Røst arrivano anche le polpette di coda. Gli assaggi costano tra 3 e 15 euro, con l'eccezione della costata porzionata per due, l'unica proposta di formato e prezzo superiore. Tre dolci al cucchiaio: uno al formaggio, uno al caffè, un gelato arachide e coriandolo. Sulla carta, il baccalà in carpione è il piatto che tiene insieme la storia del nome e la cucina.
La carta dei vini è un laboratorio a rotazione. Ospita dieci giovani produttori alla volta, tutti con meno di dieci vendemmie alle spalle, ognuno con qualche etichetta; bottiglie spesso rare, fuori dalla distribuzione tradizionale, che cambiano di frequente e in parte si possono comprare da asporto. I naturali al calice partono da 7 euro, con birra alla spina, bitter artigianali e analcolici pensati per la tavola. In sala c'è un oste che viene dalla scena dei locali veneziani ad alta rotazione, e si vede.
Gli interni sono dello studio Vudafieri-Saverino Partners, lo stesso di Røst. Lo spazio, un negozio di materiale elettrico degli anni Sessanta, è lungo e stretto, con una sola vetrina su strada: davanti tavolini, mensole e sedute alte, in fondo il bancone che porta alla cucina. Pavimenti e superfici d'origine sono rimasti, alternati a compensato a vista, laminato da bar del dopoguerra, scaffali in ferro nero per le bottiglie e piastrelle a scacchi rossi e neri. Tre travi d'acciaio reggono una trentina di manifesti d'epoca e contemporanei raccolti in giro per l'Europa, e timbri doganali con la scritta «Approved by Røst» richiamano l'immaginario del porto.
Niente prenotazioni: si entra quando si vuole. Gli orari indicati vanno dal lunedì al sabato, dalle 18.30 alle 00.30, con chiusura la domenica e una pausa estiva nella seconda metà di agosto. Prezzo medio non comunicato. Il bar è aperto, e il momento migliore, con così pochi posti, è l'inizio della serata, prima che arrivi chi esce da cena.






