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Ristorante Yum Taste of the Philippines
Apertura: 2017
Viale Coni Zugna, 44, Milano
Asiatico · 8.9/10 (81 recensioni)
Milano
Cucina filippina contemporanea dello chef Marvin Braceros in viale Coni Zugna, Sant'Agostino: pancit palabok, qwek-qwek in forma di arancino e la ciotola Yum, a prezzi contenuti.
Un qwek-qwek che si traveste da arancino, con un risotto giallo che strizza l'occhio allo zafferano milanese. È il piatto che spiega meglio Yum Taste of the Philippines, aperto nella primavera del 2017 in viale Coni Zugna 44, zona Sant'Agostino, non lontano dal Cenacolo vinciano. Dietro c'è lo chef Marvin Braceros, fondatore e titolare del marchio, considerato una delle figure gastronomiche più conosciute della comunità filippina in Italia. Fin dall'inizio il locale si è presentato come il primo ristorante filippino di impostazione gourmet in città, con l'idea di sottrarre la cucina dell'arcipelago al registro della mensa etnica e servirla in forma più curata, senza far lievitare i prezzi.
I riconoscimenti sono arrivati in fretta. Il Gambero Rosso lo ha inserito tra i ristoranti segnalati della propria guida italiana nel 2018 e nel 2019. Nel frattempo Braceros ha portato il nome fuori dall'Italia: una sede a Makati, nelle Filippine, risultata temporaneamente chiusa all'inizio del 2023, e un'altra a Malta, Paese mediterraneo che come Milano ospita una folta comunità filippina. La sala milanese richiama una clientela mista, italiani e filippini residenti in città. Un buon segno. Quando un ristorante etnico convince anche la comunità d'origine, di solito la cucina non sta facendo sconti.
La cucina lavora sui classici filippini in chiave contemporanea, in dialogo costante con la tradizione italiana. Tra i piatti simbolo c'è il pancit palabok, noodle di riso con gamberi, calamari, pesce affumicato e uovo sodo, presentato con un'attenzione all'equilibrio di sapori e consistenze che ricorda quella riservata ai grandi piatti di pasta. Poi il qwek-qwek di cui sopra, classico cibo di strada filippino trasformato. In carta compaiono anche il fresh lumpia, involtino di carta di riso con verdure e carne di maiale macinata servito con salsa di arachidi, il Crispy in Yellow, verdure miste in pastella con la stessa salsa, e la coda di bue in salsa di arachidi con farina di riso tostata e olio di annatto, rilettura del kare-kare. Per chi non conosce questa cucina, palabok e kare-kare sono i due piatti da cui partire.
Il piatto che dà il nome al locale è Yum: una ciotola di riso condito su cui si appoggiano pesce crudo o carne, completata da ananas, pompelmo, frutta secca e altre guarnizioni. La variante più citata è il Salmon Tropical Mindanao, con salmone crudo, mango, avocado, ravanelli e salsa barbecue, affiancata da una versione con gamberi, salsa al latte di cocco e sesamo tostato. Per chiudere, il turon, croccante rotolo di pasta fillo con ripieni diversi. Al debutto, una cena per due con due antipasti, due piatti principali, un dolce, acqua e una birra costava poco più di 40 euro, e le fonti più recenti continuano a descriverlo come sorprendentemente economico rispetto alla cura dei piatti. Il prezzo medio attuale non è comunicato.
Lo spazio è piccolo e arredato con gusto essenziale, lontano dai cliché decorativi di tanti locali etnici. Le recensioni d'apertura parlavano di uno stile minimal tra il nordico e il newyorkese, lampade a sospensione su ogni tavolo, tovagliette in legno, una palette di arancio caldo e grigio chiaro che rende l'atmosfera rilassata e informale. È un indirizzo da cena a due o da pranzo tra colleghi curiosi, meno da tavolata numerosa. Gli orari indicati dalle guide prevedono la chiusura il lunedì e il sabato, servizio dal martedì al venerdì a pranzo e la sera e apertura continuata la domenica: un calendario insolito, che conviene verificare sui canali ufficiali prima di muoversi.






