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Ristorante El Pecà ●
Apertura: Autunno 2018
Via Orti, 7, Milano
Di Pesce · 9.3/10 (3007 recensioni)
Milano
Bistrot di pesce e cocktail bar in via Orti, l'ex via a luci rosse di Porta Romana: cucina di scuola Cracco, milanese di tonno e una trentina di coperti.
Una milanese, ma di tonno. Con maionese alla bottarga e un'insalata di finocchi, arance e capperi. È il piatto che meglio riassume El Pecà, bistrot di pesce e cocktail bar aperto nell'autunno del 2018 in via Orti 7, a due passi da Porta Romana: una ricetta di casa milanese piegata al mare, in un locale che dal dialetto prende anche il nome. El pecà, il peccato. Il riferimento è alla strada: negli anni Trenta, prima che la legge Merlin chiudesse le case di tolleranza, via degli Orti era una delle vie a luci rosse più note della città. Il locale ci gioca con leggerezza, spostando il peccato dalla camera alla tavola e al bicchiere.
Dietro il progetto ci sono Filippo Cadeo, figlio del volto televisivo Cesare Cadeo, e il giornalista ed esperto di beverage Carlo Carnevale. In cucina lo chef Romeo Poltronieri, cresciuto nella brigata di Carlo Cracco e passato anche dal ristorante Marconi, all'epoca della recensione di Scatti di Gusto affiancato dal sous chef Alessio Ecora Lorusso. Al bancone Gabriel Garcia, barman originario della Repubblica Dominicana. Due anime, quindi: cucina di mare creativa e miscelazione fino a tarda sera.
Il pesce è il filo conduttore. Oltre alla milanese di tonno, hanno fatto conoscere il locale lo gnocchetto di patata viola con pesto morbido e gambero del Mediterraneo e il risotto tabù, con pistilli di zafferano, gambero di Mazara e liquirizia. La stampa ha raccontato anche i bon bon di paté di pesce su chips allo zenzero, sesamo e arancia, le alici del Cantabrico con maionese alle alici e ravanelli marinati, il baccalà mantecato al nero con quinoa soffiata e nocciole e un antipasto ispirato ai cocktail, crudo di scampo, gel al limone e spuma al Martini. Poi il risotto allo champagne mantecato al burro affumicato con gamberi arrosto e melograno. Sui dolci la mano si fa più sperimentale: crème brûlée allo zabaione con mele caramellate al wasabi e un certosino bolognese rivisitato con semi di canapa e bacche di goji. Qualcuno troverà certe combinazioni un filo cerebrali; il risotto tabù, sulla carta, è la prova più interessante.
In cantina dominano i bianchi di piccoli produttori, soprattutto Pigato, Vermentino e Fiano, con qualche uvaggio pugliese di Greco e Fiano, bollicine e rossi strutturati come Pinot Nero e Amarone; fra le bottiglie servite in passato figurava il Fiano di Rocca del Principe. I prezzi noti risalgono all'inizio del 2020. Cocktail tra 8 e 10 euro, calice di vino a 6 o 7 euro, birra tra 5 e 7, antipasti tra 12 e 15 euro, primi e secondi intorno ai 18 euro, dolci tra 8 e 10 euro, con qualche eccezione come il Monkey Kong a 14 euro. Cifre ragionevoli per un pesce di questo livello a Porta Romana, da ricontrollare oggi.
Lo spazio è piccolo. Circa 60 metri quadrati, una trentina di coperti, atmosfera contemporanea con elementi di recupero. Con numeri simili il consiglio è prenotare sempre, anche in settimana, e scegliere un tavolo vicino al bancone se si vuole vedere lavorare il barman. Per una cena a due funziona bene; per una tavolata numerosa, meno.
Sugli orari le fonti non vanno d'accordo. Le schede più recenti parlano di un servizio serale nei giorni feriali e di un pranzo il sabato, mentre le recensioni dell'esordio indicavano chiusure molto più tarde e pranzi anche in settimana. Visto il disaccordo, meglio chiamare prima, o passare dal sito ufficiale per prenotare. Chi vuole solo un drink e qualche crudo dopo il lavoro troverà qui un'alternativa più curata all'aperitivo milanese standard.






