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Ristorante Stendhal Roma ●
Apertura: Luglio 2024
Galleria Alberto Sordi, Roma
Italiano · 9.2/10 (181 recensioni)
Roma
Prima sede romana dello Stendhal di Brera (dal 1988): risotto giallo, ossobuco e cotoletta in Galleria Alberto Sordi, con orario continuato e un supplì meneghino.
Milano a piazza Colonna. Stendhal ha aperto a luglio 2024 dentro la Galleria Alberto Sordi, tra via del Corso, Palazzo Chigi e la zona di Fontana di Trevi, presentandosi come il primo ristorante di cucina milanese della capitale. È la prima sede romana di un indirizzo storico: lo Stendhal nasce nel 1988 a Brera per iniziativa di Italo Manca, e negli anni Duemila passa alla famiglia Forti, che ne rinnova l'impostazione senza snaturarlo. Oggi il progetto lo guida Marcello Forti, ristoratore milanese di seconda generazione, che all'apertura definiva una sfida l'idea di portare un pezzo di Milano al centro di Roma, in un locale pensato per ogni ora del giorno. Il nome omaggia lo scrittore francese innamorato dell'Italia. La festa di inaugurazione romana si è tenuta il 17 settembre 2024, qualche settimana dopo l'avvio del servizio. Il ristorante è aperto.
Edoardo Ferrera è un cuoco con una biografia lunga. Genovese, classe 1967, si è formato con Gualtiero Marchesi e Alain Chapel, ha lavorato a New York, Tokyo e Friburgo, e ha cominciato il mestiere nel 1984 a bordo della nave scuola Amerigo Vespucci. Dal 2021 è anche executive chef consulente del Grand Hotel et de Milan. Al suo fianco, il sous chef Michael Layton. La carta parte dai grandi classici lombardi: risotto giallo con Carnaroli riserva e zafferano iraniano, ossobuco con gremolada (anche in coppia con il risotto), cotoletta di vitello fritta nel burro, in alcune stagioni con il tartufo bianco. Poi i mondeghili, il vitello tonnato, la bresaola di wagyu italiano allevato nel Lodigiano. Il piatto ponte tra le due città si chiama Meneghino Stendhal: un supplì farcito di risotto giallo, ossobuco e gremolada. Per chi viene per la prima volta, è l'ordine più sensato.
Non tutto parla milanese. Le recensioni citano fiori di zucca con ricotta e pesto genovese, un tortino di scarola con olive, uvetta, pinoli, alici e fonduta di pecorino, plin alla farina di castagne con bue grasso e brodo di cappone, spaghetti alle vongole, tonnarelli cacio e pepe. Due percorsi raccontano la doppia anima: Degusta Milano, cinque portate di tradizione lombarda, e Degusta Roma, quattro portate con piatti come una carbonara e i bombolotti all'amatriciana. Ordinare la carbonara qui, a dire il vero, ha poco senso: il motivo per sedersi è la cucina lombarda, difficile da trovare altrove in città. I dolci sono classici, dalla crostata al limone alla tarte Tatin, dal crème caramel al tiramisù al cioccolato.
Circa 150 vini, italiani e francesi. I cocktail, pensati anche per l'abbinamento, li cura Valeria Bassetti. Gli interni sono di Tiziano Vudafieri dello studio Vudafieri Saverino Partners: toni verdi, boiserie in legno, sedie Thonet, richiami alla grafica pubblicitaria d'epoca. Due piani per una cinquantina di coperti: al piano terra circa venticinque posti a tavola e cinque al bancone, sopra una ventina di coperti e un tavolo dello chef da tre posti affacciato sulla cucina. È quello da chiedere per una cena a due con qualcosa da guardare.
La posizione decide molto. Sulla carta, l'orario continuato e la galleria parlano a chi lavora intorno a Palazzo Chigi, a chi passa tra il Corso e Trevi nel pomeriggio, ai milanesi in trasferta in cerca di un sapore noto. Per un pranzo di lavoro la posizione è imbattibile; chi cerca un indirizzo di quartiere, con i prezzi di quartiere, starà meglio altrove. Il prezzo medio non è stato comunicato.
Orario continuato dalle 11 alle 23, tutti i giorni. Si può pranzare, fare una pausa nel pomeriggio, prendere un aperitivo o cenare senza guardare l'orologio. La prenotazione si fa anche per telefono, e a pranzo nei giorni feriali è prudente non presentarsi all'ultimo momento.






